Economia

AssoBirra lancia l’allarme sulla Legge di Bilancio 2026: “Serve una riduzione delle accise”

Redazione
 
AssoBirra lancia l’allarme sulla Legge di Bilancio 2026: “Serve una riduzione delle accise”
In vista della Legge di Bilancio 2026, il settore della birra torna a far sentire la propria voce. AssoBirra, che rappresenta oltre il 92% della produzione nazionale, chiede al Governo una riduzione delle accise da 2,99 a 2,97 euro per ettolitro e grado Plato, un intervento minimo sul piano dei costi pubblici, ma ritenuto cruciale per riequilibrare un comparto che negli ultimi due anni ha visto una brusca frenata di produzione, consumi ed export. Una filiera che pesa 10,4 miliardi di euro e dà lavoro a circa 112.000 persone, dal campo al bancone, oggi chiede una fiscalità più equa per tornare a competere.

AssoBirra lancia l’allarme sulla Legge di Bilancio 2026: “Serve una riduzione delle accise”

Secondo l’associazione, l’aumento delle accise registrato nel 2024, con 20 milioni di euro in più di gettito, ha coinciso con un calo dell’1,5% dei consumi e del 7,8% dell’export. Nel 2025 il quadro è peggiorato. L’inflazione, l’erosione del potere d’acquisto e un’estate particolarmente negativa hanno aggravato la situazione di un settore che, pur forte, sta vivendo una fase di estrema vulnerabilità. Le accise, infatti, incidono fino al 40% del prezzo al consumo delle bottiglie più diffuse e arrivano a pesare per circa 80 centesimi su una birra alla spina, riducendo la competitività dei produttori e rendendo più oneroso il prodotto per i consumatori.

Il Presidente di AssoBirra, Federico Sannella (in foto), parla di una filiera “viva e strategica”, capace di generare valore lungo tutto il Paese grazie a un ecosistema che unisce agricoltura, industria e distribuzione. Sottolinea che una riduzione delle accise non sarebbe una semplice misura fiscale, ma un volano per investimenti, occupazione e sostenibilità. Le esperienze passate lo confermano, tra il 2017 e il 2022, infatti, le riduzioni dell’aliquota hanno portato a un aumento del 10% dei consumi, dell’11% della produzione e del 5% dell’orzo distico coltivato, stimolando anche la nascita dei primi progetti dedicati al luppolo italiano.

Su questa linea anche Paolo Merlin, Vice Presidente con delega alle tematiche fiscali, che evidenzia come una fiscalità troppo pesante contribuisca direttamente all’inflazione, dato che l’accisa è parte integrante del prezzo finale. Gli effetti positivi delle riduzioni, al contrario, sono stati tangibili: crescita della domanda interna, rafforzamento dell’industria nazionale e maggiore stabilità per le imprese.

Il comparto chiede dunque un intervento strutturale per il 2026, chiede una riduzione di soli due centesimi sull’accisa, dal costo stimato di 4,7 milioni di euro per lo Stato, ma ritenuta strategica per sostenere una filiera che negli ultimi dieci anni ha generato 92 miliardi di ricchezza e creato 24.000 nuovi posti di lavoro. Un settore che, nonostante la sua solidità, rischia oggi di perdere competitività proprio a causa della pressione fiscale.
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