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Un anno record per il mercato degli ETF domiciliati in Europa

Flussi degli ETF UCITS domiciliati in Europa
È stato un anno record per il mercato degli ETF domiciliati in Europa (UCITS), con flussi in entrata pari a €330,6 miliardi nel 2025, portando il totale degli asset in gestione a €2.570 miliardi.
La classe azionaria ha guidato la raccolta con €249,3 miliardi di nuovi asset netti (NNA) nell'anno, con un aumento del 15,9% rispetto al 2024. Il reddito fisso ha registrato 77,8 miliardi di euro di afflussi nel 2025, con una crescita del 16,6% su base annua.
Per quanto riguarda le azioni, è stato un anno di rotazione, poiché gli investitori hanno adottato un approccio più equilibrato alle allocazioni rispetto alla preferenza per gli Stati Uniti del 2024. Si è registrato un forte focus sulle strategie azionarie europee, gli indici multi-paese, come l'MSCI All Country World (ACWI) e dei mercati emergenti (EM).
Le obbligazioni governative (27,6 miliardi di euro) e il credito societario investment grade (24,2 miliardi di euro) hanno rappresentato la maggior parte degli afflussi complessivi nel reddito fisso, pari a 77,2 miliardi di euro. Inoltre si sono registrate allocazioni significative verso il mercato monetario (13,4 miliardi di euro).
È stato un anno record per il credito societario in euro, che ha registrato la sua crescita più forte di sempre con un +21,8% di nuovi asset netti (NNA), pari a 18,5 miliardi di euro.
Azioni: anno eccezionale per le strategie europee
Le esposizioni azionarie europee hanno rappresentato un punto di forza nel 2025, con un livello record annuale di nuovi asset netti pari a 65,8 miliardi di euro (+23,1% su base annua).
La decisione della Germania di aumentare la spesa per la difesa e le infrastrutture, insieme a un più ampio impegno europeo a rafforzare l'autonomia strategica del continente, ha contribuito alla raccolta azionaria europea.
Considerato il contesto politico e macroeconomico, gli investitori hanno adottato un approccio più granulare nei confronti dell'Europa, con allocazioni sostanziali nei settori industriale, della difesa, dell'informatica (IT) e finanziario.
Gli ETF settoriali europei hanno raccolto oltre 35,5 miliardi di euro, con la maggior parte degli asset diretti verso i settori industriali (13,3 miliardi di euro), mentre i nuovi asset netti (NNA) per i settori IT e finanziari si sono attestati rispettivamente a 8,9 miliardi di euro e 7,3 miliardi di euro. Le strategie per la difesa hanno raccolto quasi 10 miliardi di euro nell'anno, ben al di sopra delle esposizioni tematiche alla robotica e all'intelligenza artificiale (2,3 miliardi di euro).
I flussi verso le azioni USA sono tornati a crescere da maggio in poi, trainati dalla forte ripresa del mercato dopo il sell-off del “Liberation day” di inizio aprile, ulteriormente sostenuti dagli utili solidi dei giganti tecnologici. Tuttavia, i 37,2 miliardi di euro confluiti negli indici azionari statunitensi nel 2025 sono stati inferiori ai flussi verso gli indici World (63,3 miliardi di euro), ACWI (42,7 miliardi di euro) ed EM (33,3 miliardi di euro).
Anche nei mercati emergenti gli investitori hanno privilegiato allocazioni più granulari. Circa un terzo dei flussi complessivi verso i mercati emergenti è stato diretto verso investimenti più specifici, tra cui la Cina (6,6 miliardi di euro), con particolare attenzione agli indici tecnologici cinesi, i mercati emergenti asiatici (1,7 miliardi di euro) e l'India (1 miliardo di euro).
In un anno caratterizzato da una maggiore incertezza, gli investitori hanno destinato 11,6 miliardi di euro a strategie azionarie income più difensive. Queste strategie si concentrano su società con dividendi elevati, che tendono ad essere più resilienti in periodi di turbolenza dei mercati.
Le strategie azionarie ESG hanno raccolto 31,6 miliardi di euro, per lo più indirizzati verso strategie a basso tracking error, a conferma della selettività degli investitori sul fronte della performance.
Reddito fisso: focus sulla gestione della duration
La gestione della duration è stata una tendenza chiave nell’ambito del reddito fisso nel 2025, sia per le obbligazioni governative che per il credito societario. Le strategie relative alle obbligazioni societarie in euro sono state la sotto‑classe del reddito fisso che ha raccolto di più, con nuovi asset netti (NNA) pari a 18,5 miliardi di euro.
Le scadenze più corte offrono livelli di rendimento interessanti con minore sensibilità alle variazioni dei tassi di interesse rispetto alle esposizioni a più lunga duration.
Le esposizioni a breve termine (1-5 anni) hanno rappresentato poco più del 40% degli afflussi (7,9 miliardi di euro) verso gli indici delle obbligazioni societarie in euro, mentre circa un quarto è stato diretto verso le esposizioni a brevissimo termine (meno di 1 anno). Ciò ha rappresentato un cambiamento significativo rispetto al 2023 e al 2024, quando gli investitori prediligevano esposizioni “all-maturity” nelle strategie obbligazionarie societarie in euro.
Nel mercato obbligazionario societario statunitense si è verificata una preferenza simile per le esposizioni a breve termine (6 miliardi di euro), mentre si sono registrati deflussi significativi dagli indici del credito societario statunitense “all-maturity”.
Analogamente, gli investitori hanno privilegiato il debito governativo in euro a breve termine con NNA pari a 4,9 miliardi di euro e, nell’ambito dei titoli del Tesoro USA, le esposizioni a brevissimo e breve termine hanno fatto da traino, raccogliendo rispettivamente 7 miliardi e 1,6 miliardi di euro.
Le strategie obbligazionarie ESG hanno raccolto 18,2 miliardi di euro e hanno rappresentato una percentuale molto più consistente di NNA all'interno della classe di attività rispetto alle azioni.
Materie prime: l'oro raggiunge nuovi massimi
Nel 2025 il prezzo dell'oro ha toccato il nuovo record di 4.533 dollari l'oncia, sostenuto dall'incertezza politica, dai timori di inflazione e dalla generale domanda di diversificazione da parte degli investitori.
Gli ETC sull'oro hanno registrato nuovi asset netti (NNA) per 5,6 miliardi di euro nell'anno. Il metallo prezioso continua ad essere richiesto dalle banche centrali dei mercati emergenti, ma nel 2025 si è assistito anche a una ripresa della domanda da parte degli investitori non bancari che si sono orientati verso il mercato dell'oro.