Burning Buzz

Piccole donne crescono… pure troppo!

di Barbara Leone
 

Ve li ricordate i compleanni di una volta? Quelle feste semplici ma magiche, illuminate dalla luce tremolante delle candeline su una torta fatta in casa, gonfie di risate spontanee e palloncini colorati. Bastava poco per sentirsi felici: una manciata di amici fidati, il profumo irresistibile dei panini alla Nutella e il brivido del gioco della bottiglia, che faceva battere il cuore più forte di qualsiasi sorpresa. E no, non sto parlando delle guerre puniche, perché, in fondo, parliamo solo di qualche decennio fa. Bene: dimenticate tutto questo. Perché oggi le festicciole per bambini hanno subito una metamorfosi che neanche le fiabe più audaci avrebbero immaginato. Altro che caccia al tesoro o spettacolo di burattini… benvenuti nell’era del manicure party! Dove le candeline lasciano il posto a smalti glitterati e i regali diventano kit per unghie perfette. Il tutto condito da un tocco di marketing così astuto da far impallidire persino la fata turchina. 

Da qualche tempo, infatti, in moltissime città italiane si sta diffondendo a macchia d’olio la moda di festeggiare il compleanno delle bambine (e dico proprio bambine, a partire dai quattro anni) nei centri estetici. Niente più panini e patatine, ma sedute di bellezza complete: manicure, pedicure, massaggi rilassanti e persino tatuaggi glitterati. Il tutto condito da una torta scenografica e, ciliegina sulla crema idratante, un angolo gin tonic per i genitori. Perché, d'altronde, anche loro devono pur trovare un modo per sopportare l’assurdità della situazione. Ora, non fraintendetemi: la vanità è un tratto umano tanto antico quanto la civiltà stessa. E tutte noi da piccole abbiamo almeno per una volta rubato il rossetto della mamma e messo le sue scarpe tacco 12, con tanto di capitombolo. Del resto, quale bambina non sogna di sentirsi una principessa almeno per un giorno? E però c’è una sottile, e nemmeno troppo sottile, differenza fra un gioco innocente e l’idea, inculcata sin da piccole, che l’apparenza sia il fulcro della vita. Perché quando un gioco diventa business, con l’industria del beauty che scende in campo organizzando pacchetti su misura per piccole clienti, qualcosa si incrina. E un gioco più non è. Si comincia con uno smalto colorato, si prosegue con il primo rossetto “giocattolo”, poi arriva il massaggio rilassante (per rilassare da cosa, esattamente? Dallo stress della merenda?) e infine si finisce col guardare bambine di quattro anni con il portamento da influencer di Instagram. 

Manco a dirlo, i centri estetici hanno fiutato l’affare e si sono lanciati nella nuova tendenza con l’entusiasmo di un predatore che scova una preda succulenta: pacchetti “all inclusive” con animazione, regali personalizzati, shooting fotografico e – perché no? – consigli su come apparire perfette nelle foto social. Del resto, non è mai troppo presto per iniziare a costruire un’immagine impeccabile per i follower. E dire che un tempo, sempre quello che non è delle guerre puniche, i compleanni erano sinonimo di caos creativo: casa sottosopra, bambini che correvano come forsennati, giochi improvvisati e soprattutto fantasia: tantissima fantasia. Oggi, invece, tutto è preconfezionato, impacchettato e servito su un vassoio dorato. Perché in un beauty center, non c’è spazio per l’immaginazione: tutto è già stabilito, non c’è bisogno di inventare giochi, creare scenari o fantasticare. Si entra, ci si fa coccolare, si esce più “belle” di prima. E in tutto questo l’infanzia dov’è? In un tutorial di bellezza in HD? No, grazie. Perché l’infanzia è, dovrebbe almeno essere, un laboratorio di esperienze, scoperte e, sì, anche qualche ginocchio sbucciato. Si potrebbe obiettare che non c’è nulla di male nel lasciar giocare le bambine con il trucco e i glitter. E in effetti, nessuno vuole demonizzare il desiderio di sentirsi carine. Ma qui non si tratta più di un gioco spontaneo, bensì di un’industria che vende l’illusione di un'eterna “principessitudine”, costruendo un percorso a senso unico verso la precoce adultizzazione. E così, a  quattro anni si festeggia con il manicure party. A dodici si fanno selfie con espressioni da femme fatale. A sedici si rincorre la perfezione estetica con ossessione. A diciotto si finisce per sottoporsi al primo ritocchino “preventivo”. A trenta sembri una bambola di gomma e a cinquanta ti spari (si scherza, eh”). E poi ci stupiamo se le adolescenti sembrano ventenni e se i ventenni hanno crisi esistenziali degne di un romanzo russo.

Ora, sorge spontanea una domanda: i genitori, quelli che dovrebbero proteggere l'infanzia dei propri figli, dove sono in tutto questo? Oh, giusto, all’angolo gin tonic del beauty center. Perché mentre le bambine vengono trasformate in piccole dive, i grandi si godono il loro momento di relax. Eppure, non ci vuole un sociologo per capire che l’educazione non passa solo attraverso ciò che diciamo ai bambini, ma anche attraverso ciò che facciamo. Se insegniamo loro, sin dall’età dell’asilo, che l’apparenza è tutto, come possiamo poi pretendere che sviluppino valori diversi? Se tutto è spettacolo, dove resta lo spazio per il vero stupore della crescita? Un mondo in cui le bambine si arrampicano sugli alberi, disegnano con le mani sporche di tempera e inventano storie strampalate sembra ormai un’utopia da racconti di altri tempi. Ma non dovrebbe esserlo. Poi per carità, ogni genitore è libero di scegliere come festeggiare il compleanno della propria prole. Ma forse sarebbe il caso di fermarsi un attimo e chiedersi: davvero vogliamo trasformare i nostri figli in piccoli manichini alla mercé delle mode? O vogliamo restituire loro la possibilità di essere semplicemente bambini, senza il peso di uno smalto glitterato sulle spalle? Ai posteri l’ardua sentenza. Nell’attesa, a certi genitori suggerirei sommessamente di prenotare un’altra seduta. Ma non al centro estetico, ma da uno bravo, nel senso di psicologo. Magari, tra un gin tonic e l’altro, riusciranno a ritrovare il senso della misura. E, con un po’ di fortuna, anche il buon senso.

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