Economia

PMI italiane produttive, forti e decisive per l’occupazione, un’eccellenza europea che regge il Paese

di Redazione
 
PMI italiane produttive, forti e decisive per l’occupazione, un’eccellenza europea che regge il Paese
L’Italia resta una superpotenza delle piccole e medie imprese. Lo dice l’ultima analisi dell’Ufficio Studi CGIA di Mestre, un documento che fotografa un sistema produttivo unico in Europa, capace di primeggiare per numero di imprese, occupazione, fatturato e valore aggiunto generato dalle aziende con meno di 250 dipendenti.

Con 4,7 milioni di PMI, pari al 99,9% del totale delle imprese italiane, e oltre 14,2 milioni di addetti, queste realtà rappresentano il cuore pulsante dell’industria nazionale. Le grandi imprese, appena 4.619, non arrivano nemmeno allo 0,1% del totale e occupano solo poco più del 23% dei lavoratori. Il resto lo fanno le PMI, che generano circa i due terzi del fatturato e del valore aggiunto del Paese.

Lo studio mette a confronto i risultati italiani con quelli dei principali competitor europei, mostrando come le PMI nazionali non solo siano numericamente in linea con quelle di Germania, Francia e Spagna, ma siano di gran lunga più performanti. In Italia le imprese sotto i 250 addetti producono il 62,9% del fatturato e il 61,7% del valore aggiunto complessivi, mentre in Germania si fermano rispettivamente al 35,8% e al 46%.

Un dato sorprendente riguarda la produttività. Le PMI italiane in senso stretto (10-249 addetti) superano quelle tedesche di 4.229 euro per occupato, pari a un vantaggio del 6,6%. Se l’Italia soffre ancora nelle micro-imprese sotto i 10 addetti, dove il gap con Berlino resta marcato, il potenziale complessivo è evidente. Rafforzare ricerca, innovazione e investimenti nelle realtà più piccole potrebbe chiudere definitivamente il divario.

Il vero tallone d’Achille del sistema produttivo nazionale non sono, dunque, le PMI, ma la quasi totale scomparsa delle grandi imprese. Fino agli anni ’80 l’Italia poteva contare su colossi pubblici e privati della chimica, dell’auto, dell’informatica, della siderurgia e della farmaceutica. Oggi quel tessuto industriale è quasi del tutto dissolto, schiacciato tra privatizzazioni, globalizzazione e ristrutturazioni profonde. A reggere il peso dell’economia sono rimaste proprio le PMI, senza di loro, l’Italia non sarebbe nel G20, avvertono gli analisti della CGIA.

Il ruolo delle PMI è ancora più decisivo al Sud, dove rappresentano un vero e proprio scudo sociale. In regioni come Molise, Calabria, Basilicata e Sardegna oltre il 90% degli occupati lavora in micro, piccole e medie imprese, con punte del 100% in province come Vibo Valentia. In aree con pochi grandi gruppi industriali, nessuna multinazionale e scarsa presenza bancaria, queste aziende costituiscono l’unico motore economico distribuito e stabile.

Da un lato, dunque, un sistema di PMI che rappresenta un patrimonio unico, capace di competere con successo in Europa grazie a produttività, flessibilità, qualità e identità del prodotto. Dall’altro, l’assenza strutturale di grandi imprese che limita la capacità del Paese di scalare dimensioni globali e guidare filiere di alto livello.
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