Economia

Nvidia, il giorno del giudizio. La trimestrale del 19 novembre è il termometro dell’intera bolla AI

di Demetrio Rodinò
 
Nvidia, il giorno del giudizio. La trimestrale del 19 novembre è il termometro dell’intera bolla AI

È la settimana decisiva per Nvidia, e con essa per l’intero settore tecnologico globale. Mercoledì 19 novembre, dopo la chiusura di Wall Street, il colosso dei semiconduttori pubblicherà i risultati del terzo trimestre dell’anno fiscale 2026, una trimestrale che non è solo un appuntamento contabile, ma un vero test di tenuta per la narrativa super-ottimistica che da due anni alimenta la corsa dell’intelligenza artificiale.

La posta in gioco è altissima. Nvidia, reduce dal superamento della soglia dei 5.000 miliardi di dollari di market cap, ora assestata intorno ai 4.600 miliardi, è diventata, come sottolinea Filippo Diodovich di IG Italia, “la variabile che più di ogni altra condiziona l’umore dei mercati globali”. Se il gigante guidato da Jensen Huang confermerà la forza del suo modello di business, il rally dell’AI potrà proseguire. In caso contrario, i timori di una bolla potrebbero prendere forma.

Nvidia, il giorno del giudizio

Le attese del mercato sono vertiginose, ricavi attorno ai 55 miliardi di dollari e un EPS adjusted di 1,26 dollari. Ma il focus è quasi totalmente sul segmento Data Center, che nel trimestre precedente ha toccato 41,1 miliardi di dollari. Il mercato ora scommette su un ulteriore salto a 49,5 miliardi, pari al 90% del fatturato complessivo. Un ritmo di crescita che, avverte Diodovich, richiede conferme sulla sostenibilità, soprattutto in una fase in cui gli hyperscaler, Google, Amazon, Microsoft e Meta, potrebbero rallentare dopo investimenti record.

Una parte decisiva delle aspettative è legata alla nuova architettura Blackwell, che dovrebbe diventare la spina dorsale della crescita futura. Gli investitori attendono indicazioni chiare sul ramp-up produttivo e sulla visibilità degli ordini. Negli ultimi mesi si è parlato di un potenziale portafoglio da 500 miliardi di dollari, una cifra che Jensen Huang ha confermato pubblicamente a ottobre, definendola “l’ammontare del business già in portafoglio” tra 2025 e 2026. Mezzo trilione di dollari che include GPU Blackwell, future GPU Rubin e l’intero ecosistema di networking. Una prospettiva che supera ampiamente le stime di Wall Street, che per il 2026 indicano ricavi attesi di 286,7 miliardi.

Il tema Cina resta marginale nei numeri, ormai “contributo prossimo allo zero” dopo il ban USA, ma cruciale in termini competitivi. La frammentazione tecnologica potrebbe creare spazio per player cinesi intenzionati a recuperare terreno. Nel frattempo, altri settori Nvidia continuano a brillare. Il gaming è cresciuto del 49% nel secondo trimestre e la trasformazione dell’azienda in una piattaforma software completa potrebbe ridurre la ciclicità percepita del business hardware.

Con una quota dell’80-90% del mercato degli acceleratori AI, ogni considerazione sulla concorrenza, AMD, Qualcomm, AWS, oltre ai produttori asiatici, sarà un passaggio decisivo durante la call con gli analisti.

Ma il sentiment non è univoco. Colpisce, ad esempio, la scelta del fondo Thiel Macro di Peter Thiel di azzerare la sua partecipazione in Nvidia, sulla scia della decisione di SoftBank che l’11 novembre ha venduto la propria quota da 5,83 miliardi di dollari. Movimenti che alimentano i dubbi sulla fase attuale di valutazioni estreme.

Mercoledì sera, dunque, non verranno pubblicati solo numeri. La trimestrale sarà un referendum sul presente e sul futuro dell’intelligenza artificiale. Se Jensen Huang dimostrerà che il boom dell’AI non è un fuoco di paglia, Nvidia resterà il barometro indiscusso dei mercati globali. In caso contrario, l’intero ecosistema tecnologico dovrà prepararsi a una brusca revisione delle proprie certezze.

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