Martino Midali apre la Milano Fashion Week con una sfilata-evento al Museo della Scienza e della Tecnologia, dove le ali di Leonardo da Vinci fanno da sfondo alla sua collezione Cozyluxe, un inno alla libertà e all’autenticità.
«Lavoro il tessuto come fosse maglia e la maglia come fosse tessuto», ricorda Midali, che negli Anni ’80 ha rivoluzionato il guardaroba femminile con i pantaloni elasticizzati. Oggi però il comfort non basta più: «In un momento di decadenza c’è bisogno di enfatizzare, aggiungere un tocco gioioso». Oro liquido per i completi da giorno, vestaglie di seta come alternativa alla giacca, tessuti jacquard creati su telai comaschi e maglie realizzate a Prato si trasformano in look fluidi e sofisticati, mentre il total black plissé si reinventa in un abito chic.
A indossare questa moda inclusiva non solo modelle, ma anche icone contemporanee come Alice Agnelli di A Gipsy in the Kitchen, Roberta Donati, prima donna presidente di una squadra di calcio maschile, la designer Elena Salmistraro e Loredana Vanini di One of Many, movimento dedicato alle coppie infertili. «Donne che si sono realizzate con la loro personalità e che sanno usare i capi per creare la loro moda», sottolinea Midali.
La settimana si preannuncia elettrica, tra debutti e celebrazioni. Riflettori puntati su Lorenzo Serafini, che raccoglie l’eredità di Alberta Ferretti, e su David Koma, atteso giovedì 27 febbraio con la sua prima collezione per Blumarine. Ma il vero colpo di scena è Gucci, che inaugura la Fashion Week orfana di Sabato De Sarno, uscito dalla maison alla vigilia della sfilata.
Il Made in Italy brilla anche con anniversari storici: Fendi celebra i suoi 100 anni con una sfilata co-ed il 26 febbraio, mentre Dsquared2 festeggia 30 anni e K-Way spegne 60 candeline. E tra gli assenti di peso, a far rumore sono Marni e Bottega Veneta, che scelgono di non sfilare, lasciando il pubblico in attesa di nuove strategie.