Politica

La Camera assolve Daniela Santanchè, autonominatasi martire

di Demetrio Rodinò
 

La Camera, come era largamente previsto, dal momento che i numeri della maggioranza davano per scontato l'esito, ha respinto la mozione di sfiducia nei confronti di Daniela Santanchè, ministra del Turismo e da tempo nel mirino delle opposizioni per le sue vicenda giudiziarie. I voti contrari alla mozione sono stati 206, quelli 134, con un astenuto.

Ma, se si è risolta favorevolmente per la ministra la questione in aula, ora restano aperti molti interrogativi su quale sarà il suo futuro, per come ha detto lei stessa, in aula, rintuzzando le accuse mosse contro di lei dall'opposizione. E lo ha fatto vestendo i panni della martire, nel senso che ha dato di sé l'immagine di chi è perseguitata non per quello che ha fatto, ma per come appare, per la sua immagine, anche per la sua ricchezza. Così come ha detto che contro di lei si è scatenato un moto giustizialista, forse sperando quante volte in passato anche lei ha chiesto le dimissioni di avversari politici, nemmeno rinviati a giudizio come lei.

La vicenda di Daniela Santanchè appartiene a quella categoria delle cose che passano per la testa di chi si trova davanti ad un bivio e deve decidere che fare.

Ecco Daniela Santanchè, davanti alla scelta di farsi da parte, sommersa dalle critiche delle opposizioni, come conseguenza della sua posizione processuale (rinviata a giudizio per falso in bilancio, indagato per truffa ai danni dello Stato) , oppure restare al suo posto, perché in Italia si è innocenti sino al terzo grado di giudizio (vabbé, sarebbero due, perché la Cassazione è giudice di legittimità), ha optato per la seconda soluzione, creando nella maggioranza più d'un mugugno.

Il problema è quindi politico, oltre che giudiziario, anche se la storia recente della maggioranza di governo sta insegnando che tutto si butta in caciara, quando una sentenza non è quella sperata dall'imputato (Delmastro docet).

Un problema che ha creato imbarazzo nella maggioranza, ma ancor più in Fratelli d'Italia, almeno in quella componente del partito che ha affiancato Giorgia Meloni sin dall'inizio e che vede non di buon occhio quelli che sono salito su un carro che già viaggiava spedito verso la vittoria. Poi, lei ci ha messo pure del suo quando, a chi le chiedeva un commento rispetto a taluni spifferi che le arrivavano da Fratelli d'Italia, ha risposto con un ''chissenefrega'' che non è che abbia aumentato il numero di suoi sostenitori nel partito. 

Una condizione di disagio nella maggioranza che si è manifestato anche oggi in aula, dove, a spendere parole contro la mozione di sfiducia e, quindi, di sostegno alla ministra del Turismo c'erano (col massimo rispetto per tutti) le seconde linee sia di Fratelli d'Italia, che della Lega che, infine di Forza Italia, dove ancora oggi c'è chi guarda a Daniela Santanchè - ex berlusconiana, ma anche di altro - come un'abile marinaia capace di seguire la corrente, quella del potere. 

Semmai può essere una controprova, basta leggere le poche battute pronunciate da Paolo Barelli, capogruppo di Forza Italia alla Camera, che ha spiegato il ''no'' alla sfiducia alzando in alto l'affermazione che tutto cura, perché ti consente di non entrare nel merito della faccenda, ''siamo garantisti''.

Certo è che se il 26 marzo dovesse essere rinviata a giudizio per truffa ai danni dello Stato (l'accusa è di avere percepito oltre 126 mila euro relativi ad un regime di cassa integrazione nel periodo della pandemia per 13 dipendente di Visibilia, che invece continuavano a lavorare) la posizione di Daniela Santanchè si farebbe molto delicata non tanto per l'esito del processo, quanto per il reato contestato (truffare lo Stato è troppo anche per un ministro).  

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