Dal momento in cui si è insediato, il presidente Trump ha subito iniziato ad implementare le iniziative politiche promesse durante la campagna elettorale, aumento dei dazi doganali incluso. Se quelli minacciati nei confronti di Colombia, Messico e Canada non sono stati applicati, o almeno non ancora, crediamo che la situazione che l'Europa si troverà a dover fronteggiare sarà probabilmente diversa. Ci aspettiamo che i dazi su acciaio ed alluminio vengano applicati a partire da marzo e che, se fissati al 25%, abbiano un forte impatto diretto ma limitato, perché le dimensioni complessive del commercio USA-UE in questo settore sono ridotte.
Ad esercitare un peso maggiore sarebbero le tariffe reciproche, ovvero quelle imposte dagli Stati Uniti in risposta a quelle europee, che potrebbero entrare in vigore da inizio aprile. Per alcune specifiche categorie di prodotti l'impatto potrebbe essere considerevole. Nel caso in cui Trump rinunciasse ad applicare i dazi, l'Unione Europea sarebbe disposta a ridurne alcuni, come ad esempio quelli sulle auto, e di acquistare più gas naturale liquefatto (GNL) ed attrezzature per la difesa dagli Stati Uniti. Per entrambe le parti questa sarebbe una buona notizia da un punto di vista macro, ma per ora non c'è ancora un accordo concreto.
Il Regno Unito, invece, si trova in una situazione meno esposta, perché gli scambi con gli Stati Uniti interessano principalmente i servizi, che non sono soggetti alle tariffe minacciate.
Le relazioni tra Washington e l'UE sono ulteriormente complicate a causa dell’approccio di Trump nei confronti del conflitto russo-ucraino, volendo arrivare ad un accordo di pace direttamente con Putin, escludendo quindi Ucraina ed Europa. I leader politici europei non riescono a trovare una linea comune e sembrano preoccupati dalla prospettiva di dover affrontare direttamente la Russia attraverso una forza di pace senza il sostegno degli Stati Uniti. L'articolo 5 del Trattato Nato, nel quale è contenuto l'accordo di mutua difesa, potrebbe essere messo in discussione. Da un punto di vista macro, è molto probabile che ciò porti ad un'espansione fiscale in Europa perché i leader europei saranno costretti ad aumentare la spesa per la difesa, con Bruxelles che sta valutando di allentare le regole fiscali per facilitare questo processo.
Nel frattempo, se le elezioni della prossima settimana in Germania dovessero consegnare ai partiti centristi la maggioranza dei due terzi, necessaria per modificare la Costituzione, è probabile che il “freno al debito” venga allentato. Con i tassi di interesse bassi ed una crescita economica debole, un allentamento fiscale sarebbe una buona notizia per l'economia europea. Nel Regno Unito, invece, la politica fiscale è fortemente vincolata ed il Primo Ministro ha recentemente dichiarato che non è previsto un ulteriore aumento delle spese per la difesa.
I prezzi dell'energia, spinti al rialzo dalla guerra in Ucraina, sono recentemente aumentati per altre ragioni, ma è probabile che nel medio termine scendano in modo significativo, indipendentemente dal fatto che ci si arrivi o meno ad un cessate il fuoco in Ucraina.
Agli effetti diretti derivanti dalle politiche di Trump si aggiunge l'incertezza, che da sola è in grado di scoraggiare gli investimenti e la spesa in generale. Gli indici dei responsabili degli acquisti, che verranno pubblicati nel corso della settimana, forniranno alcuni indizi in merito.
Tutto questo avviene in un contesto in cui l'economia dell'eurozona sta lentamente migliorando. Sebbene il Regno Unito abbia goduto di dati sul PIL migliori del previsto la scorsa settimana, i prossimi mesi saranno decisamente impegnativi, in quanto le consistenti modifiche fiscali faranno probabilmente aumentare l'inflazione e la disoccupazione.
Cosa ne consegue per i mercati finanziari? Siamo cautamente ottimisti sugli asset di rischio, vista la ripresa economica globale ed il calo dei tassi di interesse. I titoli azionari, soprattutto in Europa, si sono generalmente lasciati alle spalle tutte le notizie geopolitiche negative. Nonostante questo, preferiamo il mercato statunitense, dove le incertezze sono minori.