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Giappone in ritirata, puntare sulle banche europee

di Francesco Castelli, responsabile obbligazionario di Banor
 
Giappone in ritirata, puntare sulle banche europee
La curva giapponese torna agli anni ’90

La parte lunga della curva dei tassi giapponesi ha registrato un deciso rialzo, riportando i rendimenti ai livelli degli anni ’90. Questo movimento riflette un cambiamento sostanziale nell’atteggiamento della Bank of Japan, oggi più orientata a una normalizzazione della politica monetaria dopo oltre due decenni di tassi vicini allo zero. Il fenomeno ha implicazioni dirette per i grandi investitori istituzionali giapponesi, in particolare le compagnie assicurative, che storicamente hanno allocato ingenti capitali nei mercati obbligazionari esteri.

Flussi in ritirata: meno supporto ai bond globali

Il progressivo rientro degli assicuratori giapponesi dagli investimenti in titoli in euro e dollari comporta un cambiamento strutturale della domanda internazionale di obbligazioni. Questo ridimensionamento del “compratore marginale” giapponese è già visibile nell’andamento dei mercati globali, in particolare sulla parte lunga delle curve governative. Negli ultimi tre mesi, infatti, i trentennali di Stati Uniti, Germania e altri emittenti sviluppati hanno mostrato un'elevata correlazione negativa rispetto ai JGB, con una tendenza generalizzata al ribasso.

Corporate resilienti, ma attenzione all’high yield

Nonostante l’aumento atteso delle emissioni corporate, alimentate da investimenti in intelligenza artificiale e infrastrutture energetiche, gli spread rimangono compressi. Il mercato mostra una buona capacità di assorbimento dell’offerta, segnale di solidità del segmento investment grade. Al contrario, permangono criticità nel comparto high yield: le obbligazioni con rating CCC sono in marcato calo da marzo, segnalando vulnerabilità in presenza di condizioni finanziarie più rigide.

Strategia: qualità e selettività

Alla luce del contesto, è preferibile mantiene una view prudente. Si conferma il sottopeso sull’high yield, in particolare sugli emittenti più levereggiati e con rating bassi. L’attenzione è rivolta invece ai segmenti investment grade, dove è ancora possibile ottenere rendimenti vicini al 4% mantenendo un buon profilo di qualità creditizia. Particolare interesse è riservato ai titoli subordinati finanziari, che uniscono rendimento interessante e rischio idiosincratico contenuto, candidandosi a essere protagonisti anche nel 2026.
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