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Geopolitica in primo piano a inizio 2026, mercati resilienti nonostante le incertezze

di Anthony Willis, Investment Manager di Columbia Threadneedle Investments
 
Geopolitica in primo piano a inizio 2026, mercati resilienti nonostante le incertezze
Dal punto di vista del flusso di notizie geopolitiche, l’avvio del 2026 si sta rivelando particolarmente intenso, con l’attenzione che si è concentrata su diversi fronti – tra cui Venezuela, Iran e Groenlandia – pur in un contesto in cui, almeno finora, i mercati finanziari hanno mostrato una buona capacità di assorbimento degli eventi, rimanendo nel complesso poco turbati.

A poco più di una settimana dalla rimozione del presidente venezuelano Maduro da parte degli Stati Uniti, stanno ora emergendo colloqui tra le principali compagnie petrolifere statunitensi e il presidente Trump per valutare i possibili sviluppi futuri. Al momento, non sembra esserci da parte dell’amministrazione statunitense la volontà di intervenire direttamente, se non lasciando il controllo del Paese al nuovo presidente venezuelano, Delcy Rodríguez, pur mantenendo sullo sfondo una implicita minaccia di intervento. È tuttavia evidente che un eventuale aumento dell’offerta di petrolio venezuelano richiederà tempi lunghi, ingenti investimenti in conto capitale e, soprattutto, un quadro di stabilità politica prima che possano essere impegnate risorse finanziarie significative da parte delle compagnie statunitensi. Il recente rialzo del prezzo del petrolio osservato verso la fine della scorsa settimana riflette proprio l’aspettativa che questo processo sarà complesso e di lungo periodo.

Parallelamente, gli sviluppi in Iran continuano a occupare le prime pagine, con proteste iniziate a fine dicembre – a partire dalla chiusura di numerosi esercizi commerciali in segno di protesta contro l’aumento del costo della vita – che si sono progressivamente intensificate. La valuta iraniana, il rial, si è deprezzata di circa il 40% rispetto alla scorsa estate e il malcontento sembra ora estendersi a una contestazione più ampia nei confronti del governo, con richieste di cambiamento sempre più esplicite e un livello di violenza in crescita. In questo contesto, le dichiarazioni degli Stati Uniti su una possibile forma di intervento rappresentano un elemento di rischio rilevante, poiché un’eventuale escalation potrebbe deteriorare sensibilmente il sentiment di mercato, soprattutto alla luce della probabile reazione dell’Iran nei confronti sia degli Stati Uniti sia di Israele.

Per quanto riguarda la Groenlandia, esistono ampi margini per una soluzione di compromesso, considerando che, pur essendo un territorio autonomo, essa fa parte della Danimarca e quindi della NATO, risultando di fatto già un alleato degli Stati Uniti. Washington mantiene una presenza militare sull’isola da oltre settant’anni e, sebbene attualmente il contingente sia limitato a circa 200 unità, in passato ha raggiunto livelli significativamente più elevati e potrebbe essere rapidamente rafforzato qualora crescessero le preoccupazioni legate all’influenza di Cina e Russia nella regione artica.

Più delicata appare invece la notizia emersa nel fine settimana secondo cui il presidente della Federal Reserve, Jay Powell, sarebbe oggetto di un’incriminazione penale in relazione a presunte dichiarazioni fuorvianti rese al Congresso sui costi di ristrutturazione dell’edificio della banca centrale. Questo rappresenta probabilmente la minaccia più immediata per il sentiment di mercato, poiché l’esperienza passata dimostra come qualsiasi dubbio sull’indipendenza della Federal Reserve venga rapidamente penalizzato dagli investitori. Powell ha respinto con fermezza le accuse, sostenendo che la questione non riguardi né sforamenti di costo né presunte frodi, ma sia piuttosto legata alle pressioni per ulteriori tagli dei tassi di interesse. Una percezione di ridotta indipendenza della banca centrale costituisce un rischio concreto per i mercati finanziari, come già suggerito dall’andamento rialzista dei prezzi di oro e argento.

In sintesi, il quadro macroeconomico di fondo appare nel complesso solido e le aspettative per l’imminente stagione delle trimestrali restano ancorate a risultati robusti, con i mercati azionari che hanno finora dimostrato una buona resilienza, sebbene ci si trovi ancora nelle prime fasi dell’anno. A nostro avviso, finché l’attenzione resterà focalizzata sull’economia reale e sulla crescita degli utili societari, lo scenario dovrebbe rimanere costruttivo; qualora tuttavia dovessero riaffiorare preoccupazioni di natura politica o timori legati all’indipendenza della Federal Reserve, il sentiment potrebbe rapidamente deteriorarsi, con un conseguente aumento della volatilità sui mercati.
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