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21Shares: Il caso Bybit ci dice che bisogna spingere sugli ETP

a cura di Adrian Fritz, Head of Research di 21Shares
 
Lo scorso 21 febbraio, Bybit, una delle più grandi piattaforme di scambio centralizzate (CEX) per asset digitali, ha subito un furto che può già essere considerato storico per la sua portata. Ad oggi, questo risulta essere il secondo attacco per entità, non dalla nascita delle criptovalute, ma dalla nascita di internet, e il primo per scala e complessità.

Attualmente, ciò che si sa su questo crimine informatico è che ad essere preso di mira è stato il deposito di ETH della CEX e che è stato effettuato in modo tale da essere camuffato come un’operazione legittima, attraverso un URL verificato e un indirizzo che rimandava al team di Bybit. La refurtiva ammonta a oltre 401mila unità di ETH, per un valore di 1,4 miliardi di dollari, a cui vanno aggiunti altri derivati liquidi sullo staking nell’asset digitale.

Dalle informazioni appena riportate si evince come, a distanza di giorni, il quadro generale appaia ancora molto fumoso; tuttavia, è stato sufficiente a causare un’ondata di vendite che ha aggravato lo scenario che già presentava una flessione. Ethereum ha ceduto l’8%, con il valore che è sceso da 2.850 a 2.610 dollari circa; Bitcoin è passato da 100mila a 95mila dollari e persino Solana è sceso al di sotto della soglia dei 160 dollari, anche se per breve tempo.

Se è vero che, inizialmente, i prezzi hanno subito avviato una fase di rimbalzo, questa settimana le pressioni al ribasso si sono ripresentate, a causa della liquidazione di diverse posizioni a leva, dell’accresciuta incertezza macroeconomica in seguito ai commenti del presidente Trump sull’imposizione di dazi e del peggioramento del sentiment del mercato. Inoltre, sebbene Bybit abbia rassicurato gli utenti che tutti gli altri wallet erano al sicuro, in molti hanno ceduto al panico e hanno ritirato i loro asset dalla piattaforma, generando ulteriori perdite. Dai dati risulta che 566 milioni in posizioni long o short sono stati liquidati il 21 febbraio scorso come tentativo degli investitori di mitigare la crescita dell’incertezza.

Tutto quanto è accaduto deve insegnarci una lezione. Questi attacchi hacker contro le piattaforme di scambio non sono una novità, anche se nel tempo stanno diventando sempre più imponenti. Basta pensare al caso Mt. Gox, che nel 2014 gestiva circa il 70% delle transazioni in BTC quando le furono sottratte 850mila unità di questo asset, per un valore che in quegli anni era di circa 450 milioni, ma che al momento in cui si scrive si aggirerebbe attorno agli 81 miliardi di dollari. Pertanto, questi incidenti dovrebbero segnalare che esistono rischi significativi nel depositare asset presso le CEX, dato che falle nella sicurezza, minacce interne e attacchi esterni hanno ripetutamente causato perdite catastrofiche e, nonostante i progressi fatti nella cyber security, ancora non si riesce a scongiurarli. Questo è uno dei motivi principali per cui sempre più investitori istituzionali scelgono gli ETP o gli ETF come strumento di investimento principale negli asset digitali e spiega perché è importante che il quadro normativo globale si sviluppi verso una regolamentazione chiara per la quotazione di questi prodotti.

Se così non sarà, per il futuro dovremo continuare ad aspettarci ciò che probabilmente si verificherà dopo questo ultimo furto: la potenziale liquidazione degli asset sottratti, con conseguente significativa pressione di vendita forzata di breve termine, perdita di valore e riduzione della liquidità di mercato. Inoltre, senza un’alternativa di investimento valida, episodi simili potrebbero spingere gli investitori a prediligere l’auto-custodia, come si osservò a seguito del crollo di FTX, che li esporrebbe a tutta un’altra serie di rischi legati alla custodia diretta di asset digitali.

Un’ulteriore conseguenza che possiamo aspettarci è l’intensificazione del controllo normativo, che potrebbe prendere di mira servizi come eXch, che sono stati sfruttati per il riciclaggio di fondi. Inoltre, man mano che le normative prendono forma, le piattaforme centralizzate potrebbero essere tenute a implementare fondi assicurativi simili alle protezioni offerte dalle borse tradizionali.
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